L’ appendiabiti è scultura! L’ appendiabiti è scultura!

Con il ridimensionamento degli appartamenti è sempre più difficile trovare, soprattutto nella zona giorno, uno spazio nel quale progettare un piccolo guardaroba dove sistemare giacche e borse.

Ma questo non deve essere visto come un problema da risolvere! Pensiamolo come un modo di valorizzare, dar forza e caratterizzare il nostro living: perché il classico appendiabiti ora è di design!

Un oggetto che attira e incuriosisce i più grandi designer e creativi del settore che traggono ispirazione dalla natura, dalla città, dall’ arte. L’ appendiabiti diventa una scultura, un oggetto di arredo…ed il fine per il quale è stato progettato passa in secondo piano… la peculiarità è sorprendere, far tendenza, lasciare un segno!

 

– Sciangai – Zanotta – De Pas, D’ Urbino, Lomazzi – 1973

L’ appendiabiti per eccellenza.

Struttura in faggio o rovere, naturale o verniciato, richiudibile. Vincitore di diversi premi del settore (Selezione FIAT “Italian Design” 1978, Premio Compasso d’ Oro 1979, Premio BIO 9 Ljubljana 1981) e presente in numerosi importanti musei nel mondo.

Trae ispirazione dal famosissimo gioco cinese da cui prende il nome e ti lascia senza parole quando trovandotelo davanti preferisci buttare la giacca sul divano e restare a guardarlo.

Ti vien voglia di chiuderlo e riaprirlo per vedere se l’ effetto è lo stesso dei bastoncini di legno che cadono a terra nel gioco da tavola… ma poi l’unica cosa che riesci a fare è ammirare le sua originalità, eleganza e forza espressiva… il tutto racchiuso in una purezza estrema di forme e materiali.

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– Aster – Zanotta – Alessandro Dubini – 2010

Vincitore del Good Design Award 2010, Aster si apre la strada per entrare a far parte di quel gruppo di oggetti di design che diventano oggetti d’ arredo in primo luogo. E che poi, forse, inizieranno a svolgere la funzione per la quale erano stati pensati.

Un nastro così sottile da sembrare delicato, ma in realtà forte come l’ acciaio. Si alza da terra e sembra prender forma grazie al vento che modella la sua leggerezza, assumendo un’ immensa forza plastica… Una forza che in nero diventa eleganza, in bianco purezza, in rosso grinta… regalando un’ energia diversa all’ ambiente che andrà ad abitare.

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– Game of Trust – Miniforms – Yiannis Ghikas – 2011

Se è vero che il nome che portiamo è molto importante perché ci deve stare bene e ci deve rappresentare, allora Game of Trust di Miniforms non poteva sperare di avere altro nome che lo descrivesse meglio!

E’ proprio di fiducia che si parla, perché i sottili rami a forma di Y che si sorreggono tra loro non possono che fidarsi l’ uno dell’ altro. Un’ immagine apparentemente fragile, che sembra poter essere buttata giù con un soffio, ma in realtà assolutamente solida nella sua struttura in legno massello. Una struttura formata da tre elementi che lavorano per mutuo contrasto… trasformandosi così in un unico elemento in perfetto equilibrio.

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– Tree – Bonaldo – Mario Mazzer – 2005

Trae ispirazione dalla natura e proprio come un albero si chiama, perché la sua forma è inconfondibile: non può che chiamarsi Tree.

Polietilene colorato resistente agli agenti atmosferici. Adatto quindi sia agli spazi interni che esterni.

Da subito si impone tra quegli oggetti d’ arredo che entrano nel cuore degli appassionati di design semplicemente perché la sua forma ti fa sorridere e ti regala subito allegria e spensieratezza: è fresco, frizzante, colorato.

E, che tu sia o no un buon pollice verde, Tree non appassisce! E’ un sempreverde che non ha bisogno di molte cure… l’ importante è assicurargli un posto in prima fila per dare energia e positività all’ ambiente che lo circonda!

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– Kadou – Bonaldo – Ryosuke Fukusada – 2013

Di ispirazione orientale, Kadou richiama le forme di un vaso di fiori tradizionale giapponese.

Una forma semplice, pulita, elegante come la tradizione giapponese impone. Ed è proprio questo che ti fa innamorare… perché capace di calmarti con la sua purezza di forme ed il sapiente abbinamento di colori.

E’ perfetto in ogni ambiante, da quello più raffinato a quello più giovane e di tendenza perché la base in polietilene e i rami in metallo sono disponibili in diverse tonalità.

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– Lui – Bonaldo – Mario Mazzer – 2012

Lui è forma pura e essenziale. E’ minimalismo e assenza di orpelli decorativi. Lui non pretende di arredare ma solo di svolgere la funzione per la quale è stato progettato. Lui è la negazione dell’ oggetto decorativo. Ma è proprio questa negazione che lo rende tale. Raffinatezza ed eleganza di forme per un oggetto di sicuro impatto.

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