L’Ex Pastificio San Lorenzo, un esempio di riuso industriale L’Ex Pastificio San Lorenzo, un esempio di riuso industriale

Ci sono posti che ti rubano il cuore e lo fanno in silenzio, magari per sbaglio.
Come quello del Ristorante Pastificio San Lorenzo, dove per caso ti ritrovi in una serata non ancora decollata.
Ci si accorge subito che non è un posto come tutti gli altri, in quel quartiere di Roma frequentato prettamente da studenti, San Lorenzo: la cura e il dettaglio qui fanno la differenza.

Il locale, infatti, trova posto nell’edificio dell’ex Pastificio Cerere, chiamato così in onore della dea delle messi, costruito nel 1902 su progetto dell’architetto Satti.
Inizialmente una delle tre maggiori industrie del quartiere, dismesso nel secondo dopo guerra, dal 1960 il Pastificio diventa sede di numerosi atelier di pittori e scultori, artisti più o meno famosi.
Nel 1984 ospita la mostra “Atelier” voluta dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, celebrando la scuola romana di San Lorenzo che si sviluppò qui tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.
L’esistenza di siti industriali dismessi è cosa ben nota a tutti. In Italia questo fenomeno ha raggiunto il culmine negli anni Ottanta, periodo in cui il vuoto urbano, è si un problema sociale ed economico, ma soprattutto un problema di livello urbanistico con cui diversi progettisti, negli anni Novanta, si sono confrontati attraverso tematiche di riuso e riconversione di queste.
Nel Pastificio, dal 2004 Fondazione Pastificio Cerere per promuovere l’arte contemporanea nel territorio, è stato fatto un lavoro di recupero di tutto il manufatto e di alcuni elementi: le colonnine in ghisa e i pavimenti in cemento sono quelli originali, come anche alcuni elementi appartenenti ai macchinari usati nella lavorazione della pasta.
Lo spazio, che originariamente era destinato allo stoccaggio del grano, è sede ora di mostre temporanee, convegni, eventi culturali, atelier per artisti e di alcuni loft: la Fondazione è un luogo di aggregazione pluridiscilplinare dove il percorso museale, per molti ancora “elitario”, diventa una divertente esperienza di vita.

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Interno della Fondazione

 

Il 2009, infine, vede l’apertura del piano terra destinato alla ristorazione. Filo conduttore, quindi, di tutto l’edificio è la diffusione e la promozione dell’arte contemporanea: il ristorante diventa anche luogo per esposizioni di mostre e di altre attività legate agli atelier. Un’affascinante cornice che ci riporta ai loft newyorkesi, in cui l’origine industriale è rintracciabile in alcuni elementi strutturali e nelle vetrate delle grandi finestre che affacciano su via Tiburtina.

L’ ambiente, dall’atmosfera calda e informale, presenta arredi di recupero che si accostano ad elementi realizzati su disegno, pezzi industriali ad altri dal sapore domestico, mentre un grande bancone e un tavolo conviviale si aprono verso il salotto e la sala del ristorante. Ognuno di questi elementi si distingue per una caratteristica ma nello stesso tempo dialoga con altri protagonisti del locale dando forma a degli spazi che, senza una netta separazione, trasmettono un senso di ospitalità, sperimentando modalità diverse di organizzazione eventi.

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Bancone ristorante

 

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Zona salotto ristorante

 

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Sala ristorante

Il Pastificio, oggi, rappresenta il luogo con la maggior concentrazione di artisti in Europa del Sud, un esempio di riuso ben riuscito, vissuto e partecipato in ogni suo angolo.
A&D

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