Progetto di recupero Pajara Stella, una meta di vacanze tra gli ulivi del Salento Progetto di recupero Pajara Stella, una meta di vacanze tra gli ulivi del Salento

Ti innamori del Salento ancor prima di andarci; ti innamori di quelle immagini dal volto più rurale, di quelle sterminate campagne popolate di ulivi secolari, fichi d’india e muretti a secco.
Ed è per caso che scopri l’esistenza di alcune costruzioni tipiche del posto.

esempio di pajara

Ricchezza del patrimonio pugliese è la pajara, un maestoso edificio trulliforme costruito in pietra a secco, testimonianza della civiltà contadina Salentina. Struttura di forma piramidale o quadrata, di forma tronco-conica o tronco-piramidale, di solito è formata da una sola stanza senza affacci e con una porta d’ingresso bassa: a tal proposito vi sono varie interpretazioni, ma quella più probabile è che in questo modo non si alterava la staticità dell’intera costruzione.
La tecnica architettonica attraverso cui i Trulli Salentini sono costruiti è quella del sistema del triangolo di scarico; le pietre, cioè, sono poste formando degli anelli orizzontali che, pur senza armatura e senza malta, si sorreggono tra loro per forza di gravità, poiché gli anelli sovrastanti sono aggettanti verso l’interno fino a ridursi progressivamente.

Molti di questi manufatti sono stati recuperati, tra questi, a Morciano di Leuca, in provincia di Lecce, vi è un magnifico esempio ad opera dell’architetto Luca Zanaroli.
Il complesso era costituito da due corpi di fabbrica di diversa tipologia, contigui ma non comunicanti. Il più antico, risalente al 1700, la pagliara, di forma tronco-conica e di pianta circolare con volta a cupola, veniva utilizzato come deposito degli attrezzi e della legna; l’altro, più recente, la Lamia, di forma tronco-piramidale e a pianta quadrangolare con volta a botte, veniva utilizzato come riparo stagionale dai contadini. A questo si aggiungeva il locale-forno, andato in buona parte distrutto.

E’ interessante capire l’approccio dell’architetto verso il genius loci.
Il progetto ha come fine quello di, oltre che garantire un adeguato livello di benessere e di sicurezza, ottenere la piena integrazione e fusione dello spazio interno con quello esterno, considerando l’ambiente naturale circostante parte integrante del carattere e dell’identità del luogo.
E’ stata ricavata la cucina dal volume ormai crollato del forno, con un piccolo ampliamento per ricavare il bagno con annesso guardaroba. Tutti gli ambienti sono stati collegati tramite lunghi passaggi scavati nella spessa muratura, raccordando le quote di pavimento diverse con rampe in leggera pendenza per accentuare l’idea di continuità spaziale. L’intervento è concepito come un unico spazio architettonico fatto di essenzialità delle forme e dei materiali, ambiente costruito e ambiente naturale, di luce e di aria.
I pavimenti interni trattati a malta cementizia, gli intonaci realizzati con calce e polvere di tufo, legano i differenti volumi e riflettono, allo stesso tempo, la luce che entra attraverso le numerose fessure.
L’atmosfera rurale, poi, si contrappone all’uso di materiali in stile metropolitano: alle superfici fredde come l’acciaio si affiancano materiali come la pietra e il tessuto, agli oggetti di design opere di artigianato locale.
Tutto il progetto è stato un “working progress“, proprio come la natura di questi manufatti.

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