Riqualificazione di ex tracciati ferroviari: il “Parco della Costa dei Trabocchi” come la “High Line” di New York? Riqualificazione di ex tracciati ferroviari: il “Parco della Costa dei Trabocchi” come la “High Line” di New York?

Mentre la burocrazia del “Parco della Costa dei Trabocchi” detta i tempi per la sua realizzazione, all’estero progetti di riqualificazione di ex tracciati ferroviari esistono già da tempo.

 

L’Abruzzo è terra dei parchi, di montagne e di mare.
La costa abruzzese offre paesaggi molto diversi tra loro: infatti il litorale della provincia di Chieti, tratto che si estende da Ortona a San Salvo, è ricco di calette, promontori, scogliere alte e frastagliate.
Ma ciò che caratterizza questo luogo sono i trabocchi: macchine da pesca su palafitte, consistenti in piattaforme di tavole e travi non completamente connesse tra loro, elevate su primitivi pilastri conficcati sul fondo del mare o su scogli e collegati alla riva attraverso delle passerelle.

Dalle piattaforme si staccano gli argani, antenne capaci di sostenere le reti attraverso un sistema di carrucole e funi.

Non sono un elemento architettonico stabile, ma hanno un’architettura leggera. Sono un elemento dinamico, in rapporto costante con la natura, infatti hanno bisogno di continue manutenzioni soprattutto dopo le mareggiate.
I materiali impiegati sono legati alle disponibilità dei luoghi: inizialmente venivano usati l’olmo, l’acacia e l’abete insieme alle corde di canapa; oggi si adoperano molto i fili di ferro e le traversine delle ferrovie (materiali di riciclo).
E’ importante evidenziare lo stretto rapporto con la ferrovia, infatti tutta la costa adriatica, dal 1860, è collegata dalla linea Ancona-Otranto; che in molti casi (soprattutto nella provincia di Chieti) è stata asse di espansione urbana.

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Da qui nasce il progetto per la riqualificazione del “Parco della Costa dei Trabocchi“, con la realizzazione della ciclovia Adriatica (pista ciclabile di 1000 km che correrà dalla foce del Po alla Puglia).
La vecchia linea ferroviaria, che divideva mare e terra, ora contraddistingue il ricongiungimento della comunità locale con i propri luoghi trasformando tutto ciò che era retro in fronte di plurime attività di valorizzazione.
La Via Verde è una nuova, anche se sottile, innervatura territoriale che restituisce una parte significativa della fascia costiera ad un uso più vicino alla natura, al turismo sostenibile e più lontano dalla congestione e dalla insicurezza del traffico motorizzato.
Il passaggio da ferrovia a pista ciclopedonale avviene sullo stesso sedime da sempre utilizzato per il passaggio dei treni, per cui sono utilizzate le stesse opere d’arte come ponti, ponticelli, gallerie, stazioni e accessi.
I luoghi sono fiancheggiati da una moltitudine di differenti realtà locali: lungo tutto il tracciato è possibile incontrare molteplici varietà di flora e fauna considerate quali emergenze naturalistiche e paesaggistiche da salvaguardare e valorizzare.
Con la dismissione dell’esercizio ferroviario il tracciato diviene subito elemento fondante per riappropriarsi dei luoghi da sempre negati dal passaggio del treno: tutto ciò che era un retro pericoloso da cui difendersi si trasforma in un nuovo sistema di connessione ambientale per riscoprire i luoghi della costa, passando dalla velocità del treno alla velocità del pedone e della bicicletta.
Solo il sedime ferroviario abbandonato viene utilizzato per la realizzazione del percorso ciclopedonale, tutte le restanti aree dismesse sono utilizzate come verde di connessione ambientale.

 

Il più famoso esempio di recupero sostenibile di ferrovie è l’High Line di New York: la ferrovia sopraelevata che collegava dal 1930 Manhattan con il resto della città.





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Dalla fine degli anni ’60 il tracciato è stato progressivamente dismesso, fino ad essere abbandonata vent’anni dopo e demolita in alcuni tratti.
Nel 1999, quando il sindaco Giuliani decise di abbatterla, i residenti della zona si sono battuti ottenendo la riqualificazione e partecipando, come associazione no-profit “Friends of the High Line“, alla gestione ed alla conservazione di questo parco urbano lineare.
Il progetto è stato affidato all’architetto paesaggista Piet Oudolf e allo studio Diller Scofidio + Renfro, vincitori del concorso indetto.
La linea ferroviaria parte dalle gallerie d’arte di Chelsea sulla 34esima strada e si conclude sulla Gansevoort Street: la passeggiata verde sorvola le strade trafficate, penetra talvolta i palazzi, incontra piccoli arbusti ed aree lasciate alla vegetazione spontanea, squarci di città ed affacci sul fiume Hudson. Percorrendo la ex ferrovia ci si ritrova in spazi multiformi sempre diversi caratterizzati da panchine in continuità con la pavimentazione che si insinua tra il verde, piazzole in cui sostare, punti di belvedere da cui ammirare New York dall’alto, installazioni d’arte, orti, aree boschive che si alternano ad ampi prati: tutto il percorso pedonale è composto da elementi in cemento armato rastremati da un lato ed i vecchi binari, rimossi opportunamente, sono stati restaurati e ricollocati nelle posizioni originali, sopra ad una nuova impermeabilizzazione e ad uno strato drenante.

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Il primo esempio, però, lo troviamo non troppo lontano da casa nostra: la Promenade Plantèe di Parigi, nota come Coulèe Verte, è stata infatti la prima passeggiata verde realizzata recuperando in maniera sostenibile il tratto di una ferrovia dismessa.

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Alla fine degli anni ’90, a vent’anni dalla dismissione della linea ferroviaria della linea de Vincennes, che collegava la gare de la Bastille a La Verenne-Saint-Maur, fu completata la riqualificazione dell’antico tracciato ferroviario.
Il progetto, affidato al paesaggista Jacques Vergely e all’architetto Philippe Mathieux, consiste in un viale alberato, largo 9 metri e lungo 4,5 km, che si divide in 3 parti.
La passeggiata aerea inizia nelle vicinanze dell’Opera Bastille, dal Viaduc des Arts dove le arcate che prima sostenevano il viadotto ferroviario diventano delle botteghe d’arte e di artigianato, scende poi al livello del suolo per scendere ancora nel “Promenade Verte“, di 7 metri sotto il livello stradale: da percorso iniziale rettilineo incorniciato da aiuole di rose e lavande, piccoli arbusti accanto a slanciati tigli, diventa alla fine una sorta di grotta sotterranea in cui è stata mantenuta ed integrata la vegetazione spontanea cresciuta negli anni di abbandono di un ex tunnel ferroviario. Qui il parco si sdoppia lasciando la possibilità di proseguire a piedi oppure con un percorso ciclabile per raggiungere il Bois de Vincennes.

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Altri progetti analoghi sono già stati promossi da associazioni di cittadini e sono attualmente oggetto di studio negli Stati Uniti: è un riscontro positivo poichè il verde migliora la qualità della vita riducendo l’inquinamento urbano, attenuando le isole di calore e l’assorbimento dei rumori.

 

Per vedere il progetto completo andare su: http://www.provincia.chieti.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6474

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